
L'isola di Lèsina (in croato Hvar) è la più lunga fra le isole della Dalmazia, con un'area di 299,66 km2, uno sviluppo costiero di 269,2 km e un'altitudine massima di 628 m. Grazie al suo clima mite, alla sua natura intatta e ai suoi monumenti storici è stata presto scoperta dai turisti di tutto il mondo.
Centri principali sono Lèsina (Hvar), Gelsa (Jelsa), Cittavecchia (Stari Grad), Verbosca (Vrboska) e San Giorgio (Sućuraj). Dal punto di vista amministrativo l'isola appartiene alla regione spalatino-dalmata.
Italiani
Nacque a Lesina il petrarchista dalmata Paolo Paladini che scrisse il suo "Canzoniere” nel 1496.
Altro nativo di Lesina fu Gian Francesco Biondi (1574 Lèsina - 1644 Aubonne, Berna, Svizzera) che fu uno dei primi creatori del romanzo italiano e visse per lunghi anni a Venezia mantenendo rapporti epistolari con Galileo, fra Paolo Sarpi e con i corregionali dalmati Ghetaldi, Francesco Patrizio e Marcantonio Dominis. Fu anche diplomatico della Serenissima presso la corte francese, la corte dei Savoia e la corte di Londra, dove sposò una nobildonna inglese.
Le sue opere letterarie principali sono i romanzi "L'Eromena" (Venezia 1624), "La donzella desterrada" (Venezia 1627), e "il Coralbo" (Venezia 1632) che ebbero una decina di ristampe nel giro di pochi anni. Pubblicò inoltre "L'Istoria delle guerre civili d'Inghilterra" tra due case di Lancastro e Jorc (1724). I romanzi di Biondi ebbero tale diffusione e divennero a tal punto popolari che nel 1638 tale Rumaceni pubblicò in volume, a Viterbo, una "Raccolta di tutte le sentenze, detti e discorsi morali, filosofici, politici... che si contengono nella Eromena... ed in altre opere del sig. Gian Francesco Biondi", il quale ebbe un ruolo importante nello sviluppo del romanzo europeo. Stando agli studiosi della letteratura del Seicento, con l'Eromena Biondi diede alla letteratura italiana il primo romanzo eroico-galante, un tipo nuovo di romanzo scevro degli elementi mistico-magici medievali.
Ai tempi della dominazione austriaca la popolazione di lingua italiana costituiva la maggioranza numerica nelle città di Lesina e Cittavecchia di Lesina.
A partire dagli anni precedenti la Grande Guerra parte di questa popolazione abbandonò la propria terra per rifugiarsi in gran parte a Zara o nelle province giuliane (dopo il 1924 anche a Fiume) oppure, seguendo l'esempio di alcuni curzolani e lissani, nella vicina Lagosta, unica tra le isole dalmate che fu assegnata all'Italia dal Trattato di Rapallo. Altri semplicemente giunsero nel resto del territorio italiano.
Qualche famiglia italiana rimase comunque sotto la Jugoslavia dei Karađorđević ma, all'arrivo dei titini nel 1943, una parte di questi cittadini furono fucilati: l'11 settembre 1943 Guido Rocchi Lusic, di 68 anni, venne prelevato dalla "Casa del Vecchio" e portato, insieme a una bara, nel cimitero. Venne arrestata anche la figlia Dora di 24 anni. In piena notte, abbracciati, vennero fucilati mentre gridavano: "Viva l'Italia". Nello stesso cimitero venne fucilato Fortunato Marchi dopo di essersi scavato la fossa.
Non giovarono di certo ai rapporti fra croati e italiani né le rappresaglie partigiane né il comportamento delle truppe di occupazione italiane (squadre di camicie nere e Carabinieri e Questurini, principalmente provenienti dalle Puglie), che anche a Lesina, e precisamente nei paesi di Verbagno (Vrbanj) e Cittavecchia di Lesina compirono devastazioni e violenze gratuite, con incendi di case civili, fucilazioni sommarie, saccheggi e vessazioni.
A Spalato invece, il 22 settembre 106 persone vengono fucilate dagli slavi e sepolte in tre fosse comuni: tra le vittime, il Provveditore agli Studi Giovanni Soglian, nato a Cittavecchia di Lesina nel 1901. Era stato professore presso l'Università di Varsavia e preside del liceo di Bressanone.
La tradizione di lingua e cultura italiane è stata progressivamente soppiantata, sicché molte famiglie con origini italo-venete non conoscono né parlano più correntemente l'italiano, per ragioni di assimilazione. In questi ultimi anni è però presente un consistente afflusso turistico da parte di italiani della penisola, ragion per cui anche gli abitanti naturalizzati croati hanno occasione di parlare italiano.
Pochi mesi fa è stata finalmente riconosciuta dalla Croazia la Comunità Nazionale Italiana, composta dagli oramai pochissimi connazionali rimasti e da quei Croati che hanno, anche in parte, ascendenza italiana.